Il tempo vuoto e quello nel quale non si hanno impegni né programmi a breve termine. E’ il tempo nel quale siamo lasciati a noi stessi, richiamati a farci compagnia da soli e a trovare, senza aiuto esterno, svago, piacere e consolazione.

E’ nel tempo vuoto che impariamo a intrattenerci, che scopriamo la creatività che è in noi. Per questo al tempo vuoto o si sopravvive o si soccombe ma, se si sopravvive, quel tempo diviene la più efficace fonte di rinnovamento personale.

Lasciare a un bambino il tempo vuoto, permettergli di trovare antidoti da solo alla mancanza di attività è uno dei più grandi regali che possiamo fargli. La noia è lo stimolo migliore per scoprire le proprie risorse, per ritrovare un fare che non è un “dover fare”, per coltivare un desiderio che non sia progetto di altri.

Vedo con timore i miei piccoli pazienti sopraffatti da impegni che si susseguono l’uno dopo l’altro senza lasciar loro il sacro tempo della noia.

Questa corsa alla saturazione dell’agenda, questo programmare palestra, sport, gioco, danza, canto non lascia al piccolo il momento di fermarsi, di riflettere sull’esperienza vissuta, di trarre quel beneficio che ne deriverebbe dal commentarla, dal riviverla nel silenzio di una cameretta.

Come genitori non abbiamo l’obbligo di intrattenere i nostri bambini per tutto il tempo della veglia. Dare loro opportunità spesso è “non dare”. Negare il gioco più nuovo, negare un ulteriore divertimento educa a trovare risorse in se stessi e spinge alla autonomia.

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