La scorsa settimana una mia paziente, dopo avermi detto che da tempo seguiva il mio blog, mi ha chiesto come mai non vi scrivessi di voce da molto tempo

Ci sono molte ragioni per questa mia mancanza nei confronti degli amici che di voce vivono o che la curano ma due di esse sono le principali.

La prima è legata alla pandemia. Chi si è trovato a fare un lavoro di cura in questo periodo ne è stato travolto. I registri, la voce mista, l’igiene vocale sono argomenti da tempo di pace e per due anni i sanitari sono stati in guerra, e su due fronti. Il primo contro l’infezione e il dolore che si portava dietro, il secondo contro le fake news che altrettanto male hanno fatto alla gente. È stata una guerra vera con i suoi morti e i suoi eroi. Ho perso due colleghi e un amico. Ho scritto molto ma per favorire la vaccinazione, per spingere all’uso delle mascherine, per contrastare le logiche complottistiche, non di voce.

Parlare di voce artistica, di come si può passare di registro con leggerezza, di come si può sostenere il suono, in quel periodo mi era impensabile. Mi sembrava di pettinar bambole.

Nell’impossibilità per molti colleghi di lavorare, nel panorama desolato e nello stato di depressione nel quale tutti noi eravamo caduti nel  2020 ho promosso corsi che sostenevano i logopedisti nel primo approccio alla teleriabilitazione, ho creato un gruppo di formazione permanente per dare a chi voleva un appuntamento stabile per la discussione, perfino per il divertimento. Ho fatto, con l’amica Maria Emilia Borsacchi, del corso di Medicina Narrativa un gruppo di auto aiuto, che in seguito abbiamo distillato nel gruppo Balint, tuttora attivo. Quella mi pareva la vera urgenza.

Risale sempre ai primi medi del 2020 l’evento  che ha costituito la seconda ragione di allontanamento del mio parlar di voce: sono diventata nonna. Questo per me non è solo stato biberon, pianti e pannolini. La mia nuova condizione mi ha spalancato le porte di una realtà che durante le mie maternità mi era stata risparmiata: l’assenza di sostegno alle madri nell’immediato postparto e la necessità di collaborare a fare della terapia intensiva neonatale un ambiente stimolante, rassicurante e accogliente.

Nel 2020, con Francesca Gheduzzi, ho iniziato una didattica battente, più volte replicata, per la formazione di logopedisti che potessero accedere alla TIN sostenendo la coppia mamma bambino. Il progetto ha assorbito quasi tutte le mie energie e nel 2021 si è trasformato nel più ambizioso corso “Logopedia 0-12 mesi” con l’aiuto di altri capaci docenti.

Dal 2020 a oggi il mio impegno didattico è stato quasi unicamente dedicato all’età neonatale e alla prima infanzia: ho promosso con Renata Salvadorini un master privato dedicato e con Maria Montuschi un progetto articolato sul disturbo autistico, mentre continuavo a occuparmi di patologia neurologica.

A novembre dell’anno scorso sono caduta dalle scale e mi sono fratturata. L’incontro con il dolore fisico mi ha portato a ripensare alla relazione medico-paziente e ancora una volta mi ha distolto dalla vocologia.

Ma la voce rimane da sempre la mia principale passione. In questi mesi nei quali viaggiare mi è stato impossibile, ho raccolto le idee, riorganizzato i mei appunti e scritto un libro che è uscito in questi giorni e che riunisce ciò che so sulla voce. Quindi, sì, ho scritto pochi articoli dedicata agli amici cantanti ma in compenso ho curato un nuovo testo che mi auguro sia utile e stimolante.

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