Silvia Magnani

Perché educare al sostegno respiratorio?

da | 06 Dicembre 2016 | Articoli, Disfonia, Età adulta

Cosa regola l’intensità della voce?

In fonazione tranquilla (non cioè quando si esercita un eccessivo sforzo di chiusura glottica o si fona in registro alterato) l’intensità della voce è direttamente proporzionale alla pressione esercitata dall’aria in uscita dalla trachea sulla superficie inferiore delle corde vocali.

Tale pressione dipende dalla resistenza che le corde vocali oppongono all’apertura e dalla forza con la quale l’aria espiratoria arriva al piano sottoglottico.

 

Conversazione e prosodia

In voce di conversazione le modeste variazioni di intensità, che costituiscono uno degli elementi prosodici di maggior rilievo, sono dovute principalmente al cambio di resistenza glottica, conseguenza diretta a sua volta  delle forze adduttorie messe in gioco e della posizione sull’asse verticale della laringe (ogni abbassamento provoca infatti un aumento della massa e per conseguenza della resistenza)

Si può affermare che in situazioni quotidiane la regolazione della intensità è un evento esclusivamente glottico e che un parlatore esperto si riconosce proprio dalla riduzione di frequenza fondamentale che la sua voce subisce per l’abbassamento laringeo nella ricerca di potenza.

 

Il rischio di fare tutto con la glottide

Uno dei fattori di rischio maggiori di disfonia è proprio ricorrere a questo meccanismo laringeo nella ricerca del potenziamento di intensità anche quando l’incremento che si vuole ottenere è ben più elevato da quello richiesto per conversazioni tranquille.

Chi cerca nella glottide la forza necessaria a potenziare la propria voce rischia infatti di utilizzare in modo eccessivo il sistema muscolare adduttorio, andando a coinvolgere anche il piano sovraglottico al fine di aumentare le resistenze, con il rischio di passare da un’adduzione elastica e una adduzione rigida e forzata.

In un sistema di questo tipo la pressione sottoglottica può aumentare senza generare guadagni di intensità ma causando possibili traumatismi al bordo libero cordale.

 

Praticare il sostegno

Il sostegno respiratorio si rende necessario proprio in queste evenienze. La pressurizzazione a monte dell’aria in uscita, senza coinvolgimento glottico, permette infatti il mantenimento di un’adduzione elastica e il rispetto della proporzionalità tra pressione e intensità della voce nella salvaguardia della salute laringea.

La pressurizzazione dell’aria in uscita dalla trachea per essere pienamente gestibile, deve però obbligatoriamente essere messa in atto da un sistema muscolare controllabile con la volontà.

 

Quali muscoli sono coinvolti nel sostegno?

Siamo soliti pensare all’apparato respiratorio come costituito, oltre che da polmoni e cassa toracica, da una muscolatura divisa per specificità funzionale: il diaframma e i muscoli intercostali esterni utilizzati nella inspirazione, i muscoli intercostali interni utilizzati nella espirazione.

Tale suddivisione pecca di eccessiva semplificazione.

Alla funzione espiratoria collaborano infatti altri muscoli, finalizzati anche a funzioni di contenimento viscerale e di mobilizzazione del tronco.

Oltre infatti agli intercostali, possono assumere funzione espiratoria tutte quelle strutture muscolari in grado  non solo di agire sulla gabbia toracica ma di comprimere i visceri siti nella cavità addominale, andando in modo indiretto ad aumentarne la pressione endocavitaria.

Tre sistemi muscolari sono di particolare importanza:

l’obliquo esterno che, paragonabile a un grande ventaglio, diretto inferiormente e medialmente, dalle ultime 8 coste si porta in basso alla cresta iliaca, in alto all’apofisi xifoidea dello sterno e medialmente va a costituire la linea alba;

l’obliquo interno che dalla cresta iliaca si porta in alto a raggiungere le ultime 4 cartilagini costali e medialmente confluisce nella linea alba;

il trasverso dell’addome che dalla fascia lombodorsale, prendendo contatto con le ultime coste e la cresta iliaca, si porta in avanti e medialmente a raggiungere la linea alba.

La contrazione di questi tre muscoli coopera al rientramento dei visceri  dislocati dalla discesa inspiratoria del diaframma e, contemporaneamente, va a pressurizzare il contenuto addominale collaborando alla gestione della pressione sottoglottica.

 

Perché il sostegno inizia dal basso?

Data la posizione e il tipo di inserzioni del sistema muscolare che costituisce la parete addominale è facile intuire che una contrattura troppo energica che interessi principalmente i fasci superiori, coinvolgendo le inserzioni costali più alte, andrebbe non solo ad agire sul ritorno della gabbia toracica al volume di equilibrio ma sarebbe in grado di farla collassare a fine espirazione, in quanto corpo elastico, al di sotto del volume di equilibrio stesso.

Una contrattura che invece vada a coinvolgere per prime le fibre inserite al bacino osseo, alla linea alba nel segmento più basso e solo marginalmente alle coste inferiori, eserciterebbe una vera e propria manovra di riposizionamento viscerale agendo solo in misura minore sulla gabbia che, non scendendo mai al di sotto del volume di equilibrio, a fine espirazione potrebbe riespandersi rapidamente sino al massimo delle proprie capacità