Silvia Magnani

Lavorare col diaframma è un’espressione vuota

“Lavorare col diaframma” non è esercitare il sostegno respiratorio.

Una paziente ieri mi ha riferito la frase virgolettata come consiglio datole dopo una visita specialistica. Credo che l’espressione usata abbia bisogno di un commento.

Il diaframma non lavora in modo opzionale, credenza che giustifica la nota prescrizione data ai disfonici di “imparare a utilizzare il diaframma”.

Il diaframma scende a ogni inspirazione tranquilla, e va a comprimere i visceri addominali dislocandoli verso l’avanti.

La sua discesa si arresta o a fine corsa, all’esaurirsi cioè dell’input neurologico, o quando incontra resistenza e il dislocamento dei visceri diviene impossibile. Si parla in questo caso di stabilizzazione diaframmatica. Essa può essere più o meno precoce, in relazione alla resistenza offerta dalla parete muscolare addominale. Un ballerino, un ginnasta possono presentare una stabilizzazione precoce, una donna anziana può permettere al diaframma la massima discesa.

Chiarito questo, occorre interrogarsi su come il diaframma collabori alla buona gestione della voce non solo fornendo un volume respiratorio adeguato.

La dislocazione viscerale, in una parete addominale anche solo relativamente tonica, produce una deformazione a sua volta generante una energia potenziale che si restituisce, all’esordio della espirazione, in forza di retrazione elastica.

Se, appoggiandosi su questa naturale restituzione di energia, si procede con una contrazione controllata del muscolo trasverso dell’addome e delle fibre inferiori dell’obliquo interno, si è in grado di esercitare una pressione positiva all’interno della cavità addominale che influenza la forza con la quale la corrente aerea espiratoria si presenta alla superficie inferiore delle corde vocali, addotte per la fonazione.

Maggiore è la forza, a parità di area e resistenze glottiche, più alta sarà la pressione esercitata sull’superficie inferiore della glottide.

A questo atletismo si dà il nome di sostegno respiratorio. E’ il modo più naturale per gestire la pressione sottoglottica in relazione alle esigenze fonatorie. La muscolatura di parete addominale è composta infatti da fibre striate, soggette al controllo volontario sia in relazione al grado di contrazione, sia in relazione alla sezione di muscolo reclutata.

Il diaframma quindi è il primo motore del sostegno. Senza la sua discesa non ci sarebbe dislocamento viscerale, senza dislocamento non vi sarebbe retrazione elastica e, a seguire, contrattura volontaria di parete addominale garante della gestione sottoglottica.

Lavorare col diaframma è quindi un’espressone vuota. Imparare a esercitate il sostegno è un atletismo.