La parola techné (tecnica)  in greco indica un sapere operativo, cioè un “saper fare” in vista di uno scopo, qualunque esso sia, dalla costruzione di un oggetto alla padronanza sul funzionamento di un meccanismo.

In senso più ampio essa può essere intesa come la messa in atto di operazioni  definite, in successione temporale, finalizzate alla produzione di un manufatto.

In questo senso Techné richiama la parola Poiesis, che, sempre nel greco antico, sta ad indicare l’atto stesso del fare.

 

L’operare tecnico

Tecnico è l’atteggiamento mentale col quale ci avviciniamo a un oggetto per capirne la struttura, con cui maneggiamo uno strumento per esaminarne i particolari.

Techné suggerisce una modalità “scompositiva” del conoscere, una riduzione del complesso in parti, una ricerca del “come” piuttosto che una ricerca del “perché”, sia esso causale (per quale ragione) o finalistico (a quale scopo).

La conoscenza tecnica si ferma al riconoscimento del funzionamento,  separa e frantuma, incrementando la competenza settoriale.

 

La tecnica e la regola

Essa, in senso lato, è anche l’insieme di pratiche che regolano l’esercizio di un’arte (tecnica pittorica). E’ la regola che informa di sé una disciplina, che guida il fare (tecnica chirurgica, dissettiva) in campi specifici del sapere.

Con la nascita del pensiero scientifico la tecnica si è andata discostando dalla poiesis (il semplice “fare”) e si è avvicinata sempre di più all’esperienza conoscitiva del comprendere (ed eventualmente del riprodurre) il funzionamento/meccanismo di un oggetto/evento/atto. In questa accezione il sapere tecnico spiega come  singoli eventi si relazionino a singoli esiti e come sequenze ordinate di eventi portino a un atteso esito finale.

 

Il pensiero che rassicura

La pratica del pensiero tecnico è rassicurante, in quanto si limita alla analisi di quella parte di realtà che appare ordinata e prevedibile, dando così origine a conoscenze “certe” anche se in un campo del reale fortemente circoscritto.

Nel pensare tecnico all’immensità della domanda filosofica del senso e alla visione cosmica della natura si preferisce la circoscrizione del campo di analisi. Essa si contrappone così  alla ricerca olistica, che propone una visione dell’uomo come un tutto non scomponibile.

Proprio questa incompatibilità tra l’operare olistico e l’operare settoriale ha dato luogo alla supposta incomunicabilità tra arte e tecnica, relegando quest’ultima a un piano secondario, finalmente superato e trasceso dall’ispirazione, sia essa poetica, musicale, letteraria.

 

Tecnica e voce

La conoscenza in campo vocale di come si produce la voce cantata e parlata, lo sviluppo delle neuroscienze, l’accessibilità dello strumentario di analisi, l’ottica ad alta definizione e la sempre maggiore curiosità degli artisti nei confronti della propria produzione vocale stanno oggi invertendo la tendenza, enfatizzando il sapere tecnico come unico strumento della espressività.

L’enfasi esagerata sulle “tecniche di emissione”, la standardizzazione di modelli, presentati come insieme di regole esecutive finalizzate, la parcellizzazione dell’interesse su frammenti della produzione artistica nella incapacità di coglierne il valore globale, non devono far dimenticare che l’arte vocale è frutto sì di un corpo (che ha meccanismi e regole) ma nel quale opera un daimon ispiratore, sia esso pura intuizione , emozione o vita vissuta.

La tecnica infatti, in campo artistico come in medicina, può garantire la correttezza delle procedure ma non il risultato della loro messa in atto, né è in grado di dare un senso a quel risultato.