Mi viene spesso chiesto quando iniziare la terapia logopedica quando si prospetta una chirurgia laringea non demolitiva, come può essere l’asportazione di un polipo o di una ciste.

La chirurgia non basta

Nonostante in alcuni ambienti chirurgici si ritenga che , una volta diagnosticata la lesione, si debba procedere immediatamente all’asportazione, ritengo che l’intervento da solo non sia sufficiente e non salvaguardi il paziente dalle recidive.

Una chirurgia affrettata in caso di  lesione organica evoluzione di disfonia funzionale distoglie  l’attenzione dalle vere cause del problema. Essa, fornendo un sollievo immediato, favorisce la sottostima delle ragioni  che hanno portato al problema di voce.

Coloro che presentano polipi, edemi diffusi alle corde vocali, noduli ormai cronicizzati, nella maggioranza dei casi, sono prigionieri da anni di abitudini fonatorie errate e sono soliti mettere in atto atteggiamenti vocali ben lontani dall’ideale di rispetto e salvaguardia della salute laringea

Queste abitudini non verranno eliminate con la lesione e  forniranno terreno favorevole al suo ripresentarsi.

 

La funzione della logopedia in preparazione all’intervento

La logopedia deve  non solo seguire ma precedere l’intervento, per portare il paziente a quella padronanza sullo strumento voce che lo porterà nel post chirurgico e non incorrere più in atteggiamenti pericolosi. E questo vale sia che la lesione da asportare sia conseguenza di atteggiamenti viziati, sia che sia indipendente da essi.

Infatti, nonostante alcune alterazioni morfologiche possano essere indipendenti dalla modalità fonatoria,come le neoformazioni cistiche congenite,  la loro stessa presenza induce alterazioni del modo di produrre la voce, agite a scopo compensatorio, che rischiano di rimanere invariate anche quando la normalità anatomica viene riacquistata.

 

E dopo la chirurgia?

E’ consapevolezza comune che dopo la chirurgia il paziente debba essere inviato in logopedia. Le finalità e i tempi di tale presa in caricano meritano però una ulteriore riflessione.

Al riposo vocale completo al quale il paziente si sottopone nell’immediato postchirugico consegue una inevitabile ipotonia del sistema muscolare adduttorio, non diversa da quella che indurrebbe un gesso o una immobilizzazione con tutore di un arto.

Il ritorno all’utilizzo della voce deve quindi essere mediato da un terapista che  riproponga una ripresa della funzione per gradi, sollecitando il sistema adduttorio senza affaticarlo e portandolo, ma solo lentamente, alla precedente capacità contrattile.

I tempi di tale intervento sono facili da intuire: la logopedia va iniziata immediatamente al termine del riposo vocale, prima della ripresa di qualsiasi attività lavorativa che preveda l’uso della voce, prima addirittura della ripresa della voce nel quotidiano.

Se ciò non accade il paziente troverà compensi alla ipotonia del tiroaritenoideo nella iperfunzione del tratto sovraglottico, con i rischi che ne conseguono, o rinuncerà a parlare in voce, ulteriormente affaticandosi con l’utilizzo del soffiato o, peggio ancora, tenderà ad innalzare il piano glottico per cercare di avvicinare le aritenoidi.

 

E nei mesi successivi?

Successivamente, nel caso fortunato nel quale già precedentemente all’intervento si sia effettuata una correzione delle abitudini disfunzionali, la logopedia si occuperà di garantire l’elasticità della struttura cordale e di evitare qualsiasi rigidità dovuta a conseguenza cicatriziale dell’intervento. Esercizi di rapida contrazione e decontrazione (passaggi da pianissimo a fortissimo su nota tenuta a frequenza appena inferiore a quella di conversazione) e di allungamento/accorciamento (rapidi passaggi di terza e successivamente di quinta) possono aiutare il ripristinarsi di una buona onda mucosa.

La modulazione, con l’assistenza al recupero della estensione, seguirà a esercizi di lettura monotonale (ad esempio lettura monotona su La2 per una paziente femmina) che rinforzeranno ulteriormente il sistema adduttorio, favorendo la tenuta di livelli di contrazione costanti nel tempo.

Il recupero della funzione fonatoria avviene solo nel tempo,  solo con pazienza ed esercizio sotto la guida di un terapista esperto.

Due mesi possono essere necessari per  la funzione parlata, tre almeno per la funzione cantata.

 

 

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