Sin da quando i miei bambini erano piccoli, parlo degli anni 80, i pediatri a ogni rinofaringite o otite prescrivevano mucolitici in aerosol.
Nonostante il passare degli anni ho notato che questa abitudine non solo è rimasta ma si è evoluta con una prescrizione indiscriminata di cortisonici, associati o meno alla soluzione fisiologica.

 

L’aerosol va lontano

L’aerosol terapia è il modo in cui si somministra un farmaco allo stato liquido, previa la sua riduzione in particelle minutissime dotate di alta capacità di penetrazione. Tale processo di micronizzazione è possibile grazie a un compressore (molto rumoroso) che produce un getto d’aria ad alta velocità o a una piastra ultrasonica che nebulizza in assenza o quasi di rumore.

Il vantaggio di una tale modalità di somministrazione è quindi la possibilità di far arrivare lontano il principio farmacologico, grazie proprio al basso peso della particella.
Quando avviciniamo la mascherina dell’aerosol ai nostri bambini due sono però le domande che dobbiamo porci.
1.Il farmaco che sto somministrando è davvero nebulizzato, cioè ridotto in particelle di circa un micron di diametro? Esistono infatti farmaci “pesanti” che anche sottoposti a nebulizzazione (soprattutto a quella ultrasonica) non riescono a essere micronizzatati, col risultato che non raramente, se si somministra fisiologica come diluente, ad essere nebulizzata è solo quest’ultima, mentre il il principio attivo si deposita al fondo dell’ampolla.
2. Se l’aerosol terapia è finalizzata a rendere veloce e minuta la particella, quindi più penetrante, che senso ha utilizzarla per regioni anatomiche facilmente raggiungibili, come la cavità nasale, la tuba e la faringe?

Se la prima domanda si risolve nella conoscenza della struttura della molecola che stiamo somministrando, la seconda fa riflettere sulla inutilità di terapie aerosoliche che potrebbero essere perfettamente sostituite da modalità di somministrazione alternativa.

 

L’aerosol va veloce

Poiché  la micronizzazione è ottenuta attraverso l’utilizzo di un compressore che sfrutta un getto d’aria ad alta velocità, ciò che ne risulta è una corrente aerea ad alta energia cinetica che trasporta particelle di minimo diametro. Essa è quindi fortemente essiccante.

Nella scelta di questa via di somministrazione occorre dosare i costi e i benefici. Vale la pena essiccare il territorio per far arrivare il farmaco lontano? Per le patologie della basse vie la risposta è quasi sempre affermativa ma nel caso della laringe e della trachea il gioco può non valere la candela.

 

Mucose disidratate inducono a tossire

Le patologie delle alte vie (ipofaringe e laringe) hanno nella tosse irritativa il loro sintomo più tipico, tosse che può venire aggravata da una terapia aerosolica improvvida ulteriormente disidratante la sottomucosa. L’essiccamento tissutale porta con sé infatti un abbassamento della soglia di eccitazione dei meccanorecettori, che esita in una loro maggiore reattività agli stimoli, anche i più banali, come lo stiramento della parete retrofaringea dovuto a una estensione del capo o una inspirazione di aria fredda.

Per faringe, laringe e trachea la prima cura non è il cortisonico in aerosol ma l’umidificazione ambientale (doccia aperta in bagno, bucato steso e umidificatore che va in camera), la respirazione attraverso mascherina bagnata e, naturalmente, i vecchi fumenti con vapore caldo se lo stato infiammatorio lo permette.

 

I cortisonici nell’infanzia

Un’ultima considerazione merita l’attuale uso indiscriminato nell’infanzia di aerosol cortisonico.

Il cortisone è un importante antinfiammatorio che va usato con cautela, essendo l’assorbimento significativo anche se somministrato per via locale.
Una buona prescrizione ne prevede la prescrizione per aerosol principalmente nelle forme bronchiali, soprattutto se gravate da broncospasmo, dove occorre spesso in aggiunta un broncodilatatore.

La somministrazione abituale di cortisonico per riniti e otosalpingiti è del tutto ingiustificata e non può trovare ragioni nell’effetto disinfiammante sulla tonsilla tubarica

La cura delle riniti catarrali dei bimbi è l’eliminazione delle secrezioni che ingombrano il nasino. I batteri infatti trovano in esse terreno favorevole al loro sviluppo e il muco non deterso diventa il primo focolaio di infezione, destinato a propagarsi all’orecchio  e alle vie aeree medie e inferiori.
Lavare il naso, con soluzione fisiologica è il rimedio migliore per togliere ai germi l’ambiente favorevole (cosa che il cortisonico non riesce a fare) e insegnare ai piccoli a soffiare il nasino. Come? a capo flesso, guadandosi i piedi, dolcemente, una narice per volta, più volte.

In relazione alle mode prescrittive vale  la pena infine ricordare che l’acido ialuronico è un componente del connettivo, dove svolge la funzione di aggregare l’acqua e di sostenere la viscosità del tessuto. Il suo impiego è principalmente dermatologico con iniezione intradermica (cioè con deposito diretto della molecola nella zona trattata), l’assorbimento per via topica transmucoso o trancutaneo è invece difficilmente valutabile anche se è facilitato dalla formulazione in gel e per questo elettivo nelle ulcerazioni della regione orale, quali afte, e nella cura sintomatica delle ustioni o degli esiti di terapia radiante. La via aerosolica deve conciliarsi con l’effetto essiccante del veicolo e prevede una conoscenza approfondita del paziente e delle sue condizioni faringo-laringee

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