“Puoi guardarmi, ora che mi hai guardato, e grazia e bellezza in me hai versato” scrive Giovanni della Croce nella sua versione del Cantico dei Cantici, riferendo a Dio ciò che è proprio della madre: guardare con amore il figlio e, distolto lo sguardo da lui, riposarlo sul suo viso scoprendolo degno di essere in vita, perché già ricolmo di quei valori che lei stessa, in modo gratuito, vi ha depositato.

Nelle parole di Giovanni troviamo ciò che è alle radici della conservazione di noi stessi: possiamo amarci e accettarci se qualcuno prima di noi, in un momento in cui eravamo immeritevoli, ci ha guardato con benevolenza.

Questo “volere il bene” in modo apodittico, senza ragioni altre se non quella che l’oggetto dell’amore si è affacciato alla esistenza, è il compito della madre.

Giovanni della Croce afferma qui una verità assoluta. Solo chi riversa nell’altro da sé  grazia e bellezza può, ritornando a guardarlo, trovarlo degno di essere amato.

L’essere amato non è la naturale conseguenza di qualità intrinseche del soggetto ma è l’esito di un atto di volontà di un altro da lui.

E’ lo sguardo dell’altro su di noi che ci avvalora.

Questo sguardo, che trascende il sensibile e di fronte al quale ogni difetto e imperfezione si fanno trasparenti, giunge all’essenza della persona cogliendone il valore intrinseco. Senza quello sguardo noi saremmo ciechi a noi stessi. E’ questo sguardo ripetuto, concesso una volta per avvalorare e una seconda per amare, che ci rende degni della vita.

Il narcisismo fisiologico che ci mantiene nel mondo, quella naturale attrazione per noi stessi che ci permette di avere cura della nostra salute, di presentarci in abiti dignitosi, di coltivare la nostra mente e di favorire le nostre inclinazioni, è il frutto dello sguardo della madre, di un amore al suo esordio incondizionato e che per questa ragione somiglia all’amore di Dio.

Chi non l’ha ricevuto rimane monco di una parte di sé, la parte amabile, per tutta la vita e non può che ricercare in ogni persona incontrata lo sguardo negato.

Ricordando mia madre, morta il 17 luglio del 2015.

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