Condivido con Franco Fussi questa lettera aperta ai nostri allievi

All’inizio del nuovo anno accademico del corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica desideriamo esporre alcune considerazioni e raccomandazioni agli iscritti e, mediante loro, a tutti i nostri allievi che, a qualsiasi titolo frequentano o hanno frequentato i corsi che ci hanno visti docenti e i congressi nei quali abbiamo esposto comunicazioni.

La voce, intesa nella sua qualità percettiva, nella sua capacità espressiva e nella sua prestazionalità artistica è una importante componente dell’individuo. Essa è un elemento costituente l’immagine che il soggetto presenta all’esterno, ne media le emozioni, assolve il compito di esplicitare i contenuti di pensiero. Oltre a ciò essa è elemento insostituibile nella vita lavorativa, sia che ne rappresenti il supporto comunicativo, sia che ne rappresenti la stessa essenza, come avviene per i professionisti vocali artistici.

Educare, proteggere, curare la voce è un compito importante e richiede una preparazione attenta e capillare, qualsiasi sia l’ambito di appartenenza professionale dell’operatore.

L’apertura di percorsi didattici comuni a figure afferenti ad ambiti lavorativi diversi non deve creare confusione di ruolo ma opportunità di crescita all’interno di una formazione rigorosa e favorire il dialogo tenendo conto delle prospettive, delle competenze e di compiti diversificati.

La figura di riferimento per la diagnosi, la terapia e la prognosi degli eventi patologici è il medico. Nel caso delle disfonie comuni lo specialista in Foniatria e in Otorinolaringoiatria, nel caso delle disfonie professionali ed artistiche il solo specialista in Foniatria. Le due specialità infatti sono solo in parte sovrapponibili nel compito, essendo la Foniatria specialità a impronta funzionalista e in questo senso forte di un bagaglio di conoscenze che la rende più adatta a riconoscere la disfunzione vocale anche in assenza di evidenze organiche laringee. Al medico spettano inoltre tutte le procedure diagnostiche invasive e semiinvasive come la laringostroboscopia.

La elaborazione del progetto logopedico, che deve essere redatto in collaborazione col medico responsabile della diagnosi, è compito del laureato in logopedia.

L’educazione della voce in campo artistico è compito del maestro di canto e dell’educatore della voce parlata.

Tutti gli esami elettroacustici sul segnale vocale che non richiedono invasività diretta sul paziente possono essere eseguiti da ognuna delle figure professionali citate ma le conclusioni tratte da essi  devono rimanere nel ambito di professionalità dell’operatore. Valutazioni eseguite da educatori non possono avere valore di diagnosi.

E’ auspicabile che ogni figura professionale svolga formazione continua, mantenendosi nel proprio ambito di competenza.

Le conoscenze maturate in campo artistico dal logopedista vanno utilizzate per comprendere le condizioni di vita e di lavoro del paziente, le richieste prestazionali di palcoscenico, il peso funzionale della parte, le peculiarità dei disturbi disodici (sia in quanto atletismo funzionale sia in relazione alla tipologia di stile vocale) e per collaborare in modo fattivo alla riuscita professionale del paziente  all’interno del progetto educativo

Le conoscenze maturate in campo anatomo-fisiologico e clinico dall’insegnante di canto vanno utilizzate per riconoscere la disfunzione vocale fin dai primi segni percettivi, per sospettare una patologia che coinvolga l’apparato fonatorio, per seguire in senso didattico l’allievo nella fase del recupero dopo la terapia medica, chirurgica o riabilitativa.

Le competenze professionali non si equivalgono, non si sovrappongono, non sono sostitutive l’una dell’altra nei reciproci campi di intervento. Esse vengono offerte e condivise al fine di raggiungere la maggior efficacia di intervento possibile sui singoli pazienti/allievi.

Il logopedista non può sostituirsi al medico nell’esame diagnostico, nel redigere la diagnosi, nella prescrizione terapeutica farmacologica, nella indicazione chirurgica, nella prognosi delle patologie della voce. Allo stesso modo ogni ingerenza di tipo clinico, sia in senso diagnostico, farmacologico e riabilitativo da parte dell’educatore della voce è da considerarsi esercizio abusivo della professione.

Il termine di “esperto in Vocologia Artistica”  (meglio dell’abusato “Vocologo”) non è descrittivo di una professione autonoma. Per questo esso, che va conseguito con un iter didattico formale certificato, va utilizzato sempre accanto allo specifico della professione esercitata.

Silvia Magnani e Franco Fussi

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