La distanza tra l’artista e il fruitore dell’arte è concepibile solo in un’ottica di separazione di ruoli che fa torto alla biologica esperienza dell’uomo.

Sin da bambini disegniamo, modelliamo, teatralizziamo l’esperienza nel gioco.
Da adulti lasciamo questa irrinunciabile espressione della creatività a una ristretta comunità di eletti, a chi la sceglie per mestiere o per necessità.

La riscoperta della dimensione artistica, in particolare di quella teatrale e vocale in genere, sostiene chi deve educare o riabilitare alla comunicazione, permettendo una sperimentazione su sé delle potenzialità espressive del corpo e della voce.

L’arte non solo è un diritto dell’uomo, come lo è il diritto di avere relazioni, di godere del bello, di realizzare se stesso.

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