Desidero fare una riflessione in ricordo di Pia Pera, artista di giardini, scomparsa in questi giorni.

 

C’è in un giardino, di qualunque dimensione esso sia, una spiritualità manifesta.

Circondati dal mondo vegetale siamo inevitabilmente immersi nella vita e ne cogliamo il senso più profondo.

La bellezza gratuita ma esigente delle piante necessita la mia cura costante e dedicata.

Nulla più di un giardino mi ricorda che ogni giorno, ciascun giorno,  devo provvedere alla vita che “ha sete” di dedizione. La sofferenza è la risposta al dimenticarmene.

La quotidianità dell’atto dell’innaffiare testimonia che l’amore non è cumulabile ma va speso giorno per giorno, perché chi non è amato muore.

La necessità periodica di potare, eliminare, tagliare mi obbliga a scegliere tra ciò che ha in sé una promessa e ciò che ha esaurito la propria storia.

I parassiti, necessità e volontà di sopravvivenza di ogni specie e di ogni forma di vita e le erbacce, emblemi di perseveranza, ridono della mia presunzione di tutto capire.

Curare il giardino! Perché in ogni erba traspare una vita, diversa ma uguale alla mia.  Perché di questa vita proprio nella cura io trovo il senso.

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