La voce è lo strumento comunicativo più economico. Per realizzarsi necessita solamente di un gas di scarico (l’aria espirata) comunque prodotto, non richiede l’attivazione del recettore del destinatario della comunicazione (l’orecchio è per sua natura sempre raggiungibile, a differenza degli occhi: lo sguardo deve essere indirizzato), non necessita dell’interruzione di altre comunicazioni contemporaneamente messe in atto (sia posso scrivere e insieme parlare, sia mi è possibile ascoltare contemporaneamente più persone).

Questa economicità si riflette nella naturalità dell’atto vocale, che è realizzato sin dalle primissime età della vita e che diventa rapidamente e senza sforzo fondamento della prosodia sintattica e linguistica e base pragmatica della comunicazione orale per parola.

La conversazione è per l’uomo la modalità abituale della trasmissione di contenuti di pensiero.

E alle norme di una tranquilla conversazione deve sottostare la voce  nella maggior parte delle occorrenze comunicative se non vuole ammalarsi.

 

Disfonia funzionale e sovrastruttura

La disfonia funzionale, nella sua espressione iperfunzionale, si presenta spesso come una sovrastruttura della voce naturale, cioè come un  elemento costruttivo sovrapposto alla struttura fisiologica, un inutile surplus funzionale.

I sintomi che spesso si accompagnano alla disfonia funzionale sono infatti espressioni del fare troppo e senza vantaggio.

La tachilalia (con la durata eccessiva delle sue frasi e la ridotta pausa di rifornimento aereo), l’ipertono adduttorio (con la difficoltà che determina a livello di modificabilità di assetto laringeo),  l’eccessiva tensione longitudinale cordale, che si accompagna alla fonazione gridata sono tutte strutture sovrapposte alla voce naturale che, invece che migliorarne la funzione, ne vanno a umiliare la valenza comunicativa.

 

Fare troppo e riuscir male

L’eccessiva velocità dell’eloquio non solo determina fonastenia (per l’impossibilità di recupero dalla fatica del sistema muscolare adduttorio nella abduzione completa inspiratoria) ma sovraccarica  cognitivamente l’ascoltatore, riducendone i tempi di attenzione.

L’ipertono adduttorio non solo mette a rischio il bordo libero cordale ma va a rendere impossibile la corretta resa delle intensità, facendo cadere la proporzionalità diretta tra pressione sottoglottica e udibilità della voce nell’ambiente.

La voce gridata, oltre a determinare microtraumi contusivi che esitano tanto spesso in noduli cordali, va a esercitare uno stretching sul muscolo vocale, affaticandolo.

 

Pochi esercizi, tanta consapevolezza

La terapia di una disfonia funzionale non è quindi  la proposta di un fare quanto la richiesta di un togliere ciò che alla comunicazione non è necessario: l’intensità eccessiva, la velocità dell’eloquio, la penetranza molesta della frequenza.

Il logopedista di fronte al disfonico funzionale si trova nella posizione di chi riporta alla naturalità perduta la voce. Non di chi edifica, costruisce e complica ma di chi elimina, scarta, porta allo scoperto e alleggerisce.

Per questa ragione la base della terapia non sono gli esercizi vocali ma l’autopercezione corporea.

Solo un tale cammino rende chiaro al paziente l’inutile fatica e il dispendio di energia che la voce disfunzionale richiede.

La riconquista della salute vocale non è il raggiungimento di un nuovo traguardo ma il ritorno a ciò che si è perduto.

 

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