Una buona idratazione, sia sistemica che distrettuale, è necessaria per la salute e per il funzionamento dell’apparato fonatorio.

Il corpo umano ha bisogno di acqua per più funzioni: trasportare le sostanze nutritive e medicamentose, permettere le reazioni chimiche alla base del metabolismo cellulare e della omeostasi, garantire una termoregolazione accurata, ridurre le conseguenze dei traumi, lubrificare e garantire l’elasticità dei tessuti, proteggere le mucose, ecc.

A livello laringeo una idratazione ottimale garantisce la salute della mucosa (aumentandone la resistenza), agisce come elemento di assorbimento dell’impatto aduttorio cordale, facilita la regolarità dell’onda mucosa, protegge dai danni eventualmente arrecati da agenti inalanti.

In tutto il vocal tract poi una sottomucosa idratata permette il funzionamento ottimale dei meccanorecettori, ai quali si devono l’autopercezione distrettuale (il sentirsi “dentro”)  e alcuni riflessi fondamentali, come l’adduzione cordale all’incrementarsi della pressione sottoglottica all’esordio della espirazione (che permette una messa in voce precisa).

La disidratazione non solo riduce la naturale protezione tessutale ma ha azione diretta sul cuore, tachicardizzandolo, sui muscoli, diminuendone la forza e riduce la performance cognitiva e la resistenza allo stress. Inoltre facilita la formazione di calcoli renali e rende più facile l’insorgenza di una infezione urinaria.

 

Quanta acqua consumiamo?

Il consumo di liquidi, tolta una costante relativa all’atto stesso di respirare, alla dispersione cutanea, al funzionamento dell’apparato digerente e al metabolismo cellulare, è una variabile.

Esso dipende dalla attività fisica (un esercizio moderato determina un notevole aumento del consumo dell’acqua corporea), dalle condizioni climatiche (il sudore è il più efficace mezzo di raffreddamento ma disperde acqua), dalla temperatura corporea (la febbre disidrata).

 

Di quanta acqua abbiamo bisogno?

Il nostro organismo è in grado di produrre meno di 300 ml di acqua al giorno. Poiché questo quantitativo è molto al di sotto delle sue necessità è necessario assumere acqua da fonti esterne. Nel quotidiano la nostra idratazione è garantita al 60% dalla ingestione di fluidi, al 30% dalla ingestione di cibo solido, mentre un 10% è frutto del catabolismo cellulare.

La sete non è però un regolatore attendibile del nostro reale fabbisogno. Essa si fa sentire solo quando la disdratazione è già in atto e la riduzione. Occorre prevenenire più che soddisfare il bisogno di bere.

Misurare il nostro fabbisogno in acqua in modo rigido, per esempio stimandolo intorno al litro e mezzo, è una assurdità. Un adulto medio, sedentario, consuma da 2 a 3 litri di acqua al giorno, ma ciò non significa che debba berne altrettanto. Il fabbisogno varia in relazione alla dieta, all’attività fisica, alle condizioni di salute e alla assunzione di farmaci.

La verdura, e la frutta in particolare, sono formidabili apportatori di liquidi, così come le minestre. Il sudore o la febbre disidratano. Malattie metaboliche come il diabete o farmaci come i diuretici aumentano il volume urinario, facendo perdere liquidi. Il vomito, la diarrea, le emorragie hanno il medesimo effetto.

Come capire se stiamo bevendo abbastanza?

Il modo migliore per sapere se si è sufficientemente idratati è valutare la quantità e il colore della urina giornaliera. Urine molto scure indicano un ridotto apporto, così come una produzione minore di un litro / un litro e mezzo nelle 24 ore. Ma bisogna ricordare che per arrivare a questo quantitativo individui diversi hanno bisogno di assumere quantitativa  diversi di liquidi. A qualcuno può bastare un litro, a qualcun altro non ne bastano due.

Occorre infine ricordare che, se lo stimolo della sete insorge già quando viene perso circa l’1% del quantitativo di liquidi corporei, questo campanello d’allarme, mediato dall’ipotalamo, non è ugualmente efficace a tutte le età. Nell’anziano infatti la risposta è ridotta, aumentando il rischio di disidratazione.

 

Quando bere?

Un problema non indifferente per il professionista artistico è la replezione gastrica determinata dall’ingestione dell’acqua. Bere molto nell’immediatezza di un performance facilita il reflusso e determina senso di peso e dolenzia allo stomaco.

Buona abitudine è idratarsi ogni giorno costantemente e, in caso di fonazione prolungata in situazioni sfavorevoli (caldo, ambiente condizionato, attività fisica), bere abbondantemente il giorno precedente.

In ogni caso è buona norma completare il proprio fabbisogno di liquidi  due ore prima della performance, così che al momento di cantare sia certo lo svuotamento gastrico e il transito intestinale abbia già provveduto all’assorbimento dell’acqua, limitandosi a bere qualche sorso nei momenti di pausa.

La perdita di sali non è solitamente un problema per l’artista (mentre lo è per l’atleta). Integratori salini con maltodestrine sono comunque rapidamente assorbibili dall’intestino e hanno una permanenza gastrica limitata. Possono quindi aiutare quando necessita una reidratazione rapida.

 

Share on Facebook10Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn11Share on Google+0Email this to someone