Esiste una sostanziale differenza tra apparato vocale adulto e pediatrico, indipendentemente dalla morfologia e istologia laringea: l’ampiezza del vocal tract, cioè la dimensione e il volume delle cavità di risonanza.

Gran parte della qualità della resa acustica di una voce è data dalla estensione del vocal tract e dal modo di atteggiarlo. Un uso esteticamente esperto delle risonanze è possibile solo per cavità giunte a maturazione (quindi post-adolescenziali) e in soggetti che abbiano maturato abilità specifiche.

Rifiutiamo quindi ogni imitazione della voce adulta proposta da un bambino.

I giovani “tenori” televisivi corrono rischi. Non c’è nessun piacere estetico a sentire un bimbo contraddire la naturale qualità chiara e scarsamente risonante della propria voce, al solo scopo di apparire un piccolo prodigio. Per adeguarsi a una tale richiesta estetica egli deve attuare un forzato abbassamento laringeo, per “allungare” il vocal tract, un accollamento cordale ipercinetico, per potenziare il timbro glottico,  una retroposizione linguale con destabilizzazione mandibolare per ricercare il potenziamento armonico, un’incontinenza velare, con esito in rinofonia, per reclutare cavità.

Tali atteggiamenti non solo possono produrre danni organici ma indurre ad abitudini fonatorie scorrette, ancor più pericolose se si pensa che esse vengono fraintese dal giovane esecutore come competenze tecniche precocemente raggiunte.

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