Per capire i disagi  che una disfonia grave può dare nella via quotidiana e la sofferenza che è in grado di generare occorre definire per prima cosa la voce.

Definire qualcosa significa tracciarne i limiti, inscrivere l’oggetto in un territorio, così che esso possa essere mappato, riconosciuto, raggiunto e, se perduto, se ne riconosca l’orma lasciata, il vuoto della perdita.

Quando questo criterio si applica alla voce abbiamo davanti tre possibilità che dischiudono altrettante modalità di considerarla: fenomeno acustico, strumento di espressione, realtà identitaria.

 

Definire in relazione  alla realtà fisica:  “cosa è?”

Secondo questo criterio la voce è un segnale acustico caratterizzato da una frequenza fondamentale e dai suoi multipli interi, variamente amplificati o smorzati.

Essa è quindi  la risultanza del passaggio attraverso le cavità di risonanza di un’onda complessa, prodotta a livello glottico dalle successive compressioni e rarefazioni subite dall’aria espirata.

In questi termini essa è misurabile nei suoi parametri fisici e ne è quantizzabile l’efficacia (ad esempio la durata di ogni singola vocalizzazione, l’intensità media di emissione).

 

Definire in relazione all’utilizzo: “a cosa serve?”

La voce è la modalità più semplice ed economica per comunicare, essa costituisce la materia acustica del linguaggio, è lo strumento con il quale diamo suono ai nostri pensieri.
E ancora:
è la forma di comunicazione più primitiva del mio stato fisico (come sto),
è la modalità elettiva di comunicazione delle mie emozioni (come mi sento),
è uno dei principali  elementi della mia identità, anche sessuale (chi sono),
è strumento di piacere fisico, per me che la produco, per le multiformi sensazioni che essa genera nel mio corpo che parla o canta,
è una delle modalità più raffinate per produrre  piacere ad altri (pensiamo al gusto dell’ascolto della voce artistica).

 

Definire in relazione all’essenza: “cosa è la voce umana?”

La voce è il più straordinario strumento di partecipazione alla vita.

La voce è la trasformazione dell’aria inspirata  in energia acustica, raffinata alchimia attraverso la quale la fonte della vita cellulare, fattasi gas di scarico, ritorna a farsi energia vibrante.

In questo lasciarsi attraversare da un’energia, che dall’universale (aria nell’ambiente), attraverso il  particolare (soggetto che inspira ), di nuovo si restituisce, rigenerata, all’universale (voce), sta una delle prerogative dell’umano.

Per questa ragione ammalarsi gravemente di voce (per un intervento chirurgico o una malattia) non è soltanto perdere uno strumento di comunicazione (in ogni caso sostituibile) ma è sentirsi esclusi dal mondo della comunicazione naturale, condannati alla solitudine e privati di una  forma di rigenerazione della energia.

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